Barolo

Il Barolo è un vino dal pronunciato colore rosso granato, a tratti rubino e che presenta riflessi aranciati col progredire dell’invecchiamento; il suo profumo è intenso, complesso e particolarmente persistente. A seconda del periodo di invecchiamento questo vino presenta differenti note all’olfatto: mentre nei vini più giovani predominano i sentori floreali e fruttati, di rosa, viola, prugna e ciliegia, in un vino più maturo si riscontrano note terziarie come cuoio, goudron (catrame) e spezie come cannella, pepe o vaniglia. Esiste anche un particolare tipo di Barolo aromatizzato, detto Barolo Chinato: viene addizionato di zucchero, alcool ed erbe aromatiche come ad esempio il rabarbaro, la radice di genziana e la China calissaia, i cui aromi vengono estratti tramite una macerazione a temperatura ambiente.particolarmente persistente. A seconda del periodo di invecchiamento questo vino presenta differenti note all’olfatto: mentre nei vini più giovani predominano i sentori floreali e fruttati, di rosa, viola, prugna e ciliegia, in un vino più maturo si riscontrano note terziarie come cuoio, goudron (catrame) e spezie come cannella, pepe o vaniglia.

 

Il Barolo è uno fra i più famosi vini rossi italiani, apprezzato e conosciuto in tutto il mondo. Originario del cuneese e prodotto secondo un metodo che unisce tradizione e sapienze antiche, non a caso il Barolo è considerato il “re dei vini”. Scopriamo dunque le caratteristiche principali di questo vino corposo e intensamente aromatico, del quale l’invecchiamento rappresenta la chiave del successo.

 

I primi produttori del pregiato vino furono i nobili Falletti di Barolo e, in particolare, la contessa Giulia Colbert Falletti. Secondo quanto tramandato dalla storia, il vino stupì persino Carlo Alberto nel XXXX, invogliando il monarca all’acquisto di una propria tenuta di campagna a Verduno.

 

Fu infine Camillo Benso conte di Cavour che, grazie ad un tipo di vinificazione innovativo per l’epoca, verso la fine dell’Ottocento fece conoscere ed apprezzare non solo all’Italia, ma al mondo intero, il Barolo che oggi noi conosciamo. Questa innovazione avvenne nel comune di Grinzane che, tuttoggi, porta il nome del grande statista.

 

Il vitigno di partenza è esclusivamente il Nebbiolo, uno dei vitigni più pregiati nel mondo che è originario proprio della terra piemontese. Il nome di questo vitigno può essere in particolare ascritto a due caratteristiche peculiari: la prima è che le uve maturano tardivamente (in genere, verso la metà del mese di ottobre), in corrispondenza della prima comparsa delle nebbie autunnali; secondariamente, le bucce sono ricoperte da uno spesso strato di pruina, sostanza naturale che letteralmente va ad “annebbiare” il colore blu-viola intenso dei grappoli. Del Nebbiolo si conoscono ed utilizzano ben tre diverse varietà (o cloni) conosciute coi nomi di Lampia, Michet e Rosé. Mentre il Rosé e il Michet sono poco utilizzati, è con il clone Lampia che viene effettuata la quasi totalità della produzione.

 

Il Barolo è un vino che richiede un ben definito tempo di invecchiamento: secondo il disciplinare di produzione, devono passare almeno tre anni dal 1° gennaio dell’anno successivo alla vendemmia per la sua commercializzazione; quindi, ad esempio, un Barolo messo in commercio nel 2010 proviene dalla vendemmia del 2006. L’invecchiamento, in particolare, deve avvenire all’interno di botti di rovere per almeno due dei tre anni. Sempre con il vincolo dei due anni di invecchiamento in botti di rovere, superati i cinque anni il Barolo può essere commercializzato con la denominazione “Riserva”.

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