Barbaresco

Il Barbaresco DOCG è un vino elegante, di notevole consistenza e dal gusto evoluto. Si potrebbe dire quasi balsamico, per via del lungo invecchiamento che ne precede la commercializzazione. Il vino viene considerato “pronto” per essere bevuto dopo almeno 4-8 anni dalla vendemmia, ma nulla vieta di lasciarlo maturare ancor più a lungo. Alcuni Barbareschi vengono lasciati invecchiare anche sino a 30 anni, con risultati eccellenti. Si presenta un colore rosso granato; con il procedere dell’invecchiamento è possibile osservare la comparsa di caratteristici riflessi aranciati. Il profumo etereo, intenso e caratteristico richiama ai sentori di frutta e spezie.

 

Il Barbaresco è un vino piemontese di origini antiche, la cui storia inizia in epoca imperiale. Nella zona del cuneese i Romani infatti iniziarono la coltivazione di viti liberando ampie aree del territorio dai boschi che le ricoprivano da tempo immemore.

 

Ancora non è chiaro quali vitigni venissero coltivati qui quasi duemila anni fa, ma si ritiene che fossero antichi progenitori dell’odierno Nebbiolo. In documenti risalenti al 1200 il vitigno tipico del territorio viene definito Nebiùl, e all’epoca si trattava del più diffuso in tutto il Piemonte.

 

Altri celebri vitigni come ad esempio il Barbera e il Moscato, veri e propri simboli dell’attuale enologia piemontese, vennero infatti introdotti solo alcuni secoli più tardi, intorno al 1600-1700.

 

I riferimenti scritti relativi al Barbaresco si moltiplicano nei secoli successivi, ed in particolare a partire dal 1800. Il primo, vero riferimento a questo vino porta la data del 1799 ed è riportato su un documento dell’archivio parrocchiale locale. Il comandante in capo dell’esercito austriaco, recentemente vittorioso su quello francese, ordinò al comune di Barbaresco di “…far condurre al campo di Bra una carrà di eccellente Nebbiolo” (la “carrà” era una particolare botte, di forma ovale, che veniva montata su un carretto a traino animale).

 

Attualmente questo vino viene prodotto nelle due tipologie “Barbaresco” e “Barbaresco Riserva”. In etichetta si possono inoltre trovare menzioni geografiche aggiuntive relative alla zona e in alcuni casi anche alla vigna di provenienza. Complessivamente nella zona di origine sono circa 500 gli ettari coltivati a Nebbiolo, per una produzione annua di circa 2.5 milioni di bottiglie.

 

I vigneti devono essere situati in aree collinari, ad altitudine non superiore ai 550 metri s.l.m. e con esclusione dei versanti esposti a nord; in queste zone il terreno è prevalentemente calcareo. Il Nebbiolo è un vitigno a maturazione tardiva in grado di dare vini di grande complessità, e fortemente influenzato dalle caratteristiche del terreno e del clima locali.

 

A dimostrazione di ciò, basta ricordare che sia il Barbaresco che il Barolo sono ottenuti a partire dalle medesime uve coltivate in territori non lontani l’uno dall’altro, ma generano due vini nettamente distinti.

 

La vendemmia del Barbaresco viene condotta solitamente nelle prime tre settimane del mese di ottobre, ed è sempre anticipata di qualche giorno rispetto a quella del “cugino” Barolo. Dopo la pigiatura il mosto viene fatto fermentare in grandi contenitori di acciaio alla temperatura di circa 28-30°C, per un periodo di tempo che a seconda dell’annata è compreso fra 15 e 24 giorni.

 

Durante questa fermentazione sono frequenti i rimontaggi, ovvero una sorta di rimescolamento che consiste nel prelevare dal fondo del contenitore del liquido che viene poi pompato sulla sommità. Bagnando le vinacce che si concentrano a galla è possibile estrarre in modo ottimale il colore, gli aromi ed i tannini delle uve migliorando così le caratteristiche organolettiche del vino.

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