Chianti Classico

Nel vino Chianti Classico DOCG il colore deve essere intensamente rubino, con profumi floreali e di frutti rossi. Il sapore è asciutto, pieno e intensamente e tannico; con il procedere della maturazione, questo si affina sempre più diventando vellutato e morbido al palato. La gradazione alcolica minima per il vino Chianti Classico è di 12° per quello giovane, mentre il “Riserva” deve avere un contenuto volumico in alcol almeno di 12.5°. Secondo il disciplinare di produzione, la commercializzazione del vino Chianti può essere effettuata solo a partire dal 1° ottobre dell’anno successivo alla vendemmia, mentre per la denominazione “Riserva” l’invecchiamento minimo obbligatorio previsto è di 24 mesi, dei quali almeno tre devono essere trascorsi per un periodo di affinamento in bottiglia. In etichetta, infine, deve essere chiaramente specificata l’annata di produzione delle uve.

 

All’inizio del 1700 il Chianti (non siamo ancora al Chianti Classico) viene ricordato un ‘piccolo primato’: si tratta, infatti, del primo vino nella storia che le autorità del tempo cercarono di regolamentare, attraverso un “antenato” degli odierni disciplinari di produzione. Fu Cosimo III, Granduca di Toscana, ad emanare infatti già nel 1713 delle norme atte a stabilire i confini della zona di provenienza del Chianti e le modalità della sua produzione. Fu tuttavia nella prima metà del 1800 che il Chianti, più o meno nella veste col quale lo conosciamo attualmente, venne “teorizzato”: questa paternità è da attribuire al contributo di molti esperti enologi e viticoltori ma, in modo speciale, a Bettino Ricasoli.

 

Questo agricoltore ed enologo, grazie anche alle sue competenze e conoscenze politiche, riuscì a far apprezzare anche al di fuori dei confini italiani quel suo vino particolare, prodotto per la prima volta nel Castello di Brolio (Arezzo). Attraverso la scelta di un particolare uvaggio, infatti, Ricasoli riuscì a produrre un vino che, per la sua qualità, cominciò ad essere presto molto richiesto sia in Italia che all’estero (soprattutto in Inghilterra).

 

Purtroppo, parallelamente alla fama del Chianti, si moltiplicarono anche i tentativi di imitazione a suo danno: la necessità di una regolamentazione a tutela dei produttori e della qualità del vino venne per la prima volta sancita dal “Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti e del suo marchio di origine”, che nelle prima metà del Novecento raccoglieva 33 produttori vitivinicoli della più antica (“Classica”) zona di produzione.

 

Nel 1967 il vino Chianti ricevette l’attestazione DOC (Denominazione di Origine Controllata), mentre l’ambita DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) venne assegnata meno di vent’anni dopo, nel 1984. All’interno di questa DOCG viene riconosciuto anche il Chianti Classico DOCG, regolamentato da un proprio disciplinare di produzione riconosciuto per legge dal 1996.

 

Il vino Chianti DOCG è attualmente prodotto nelle province toscane di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena; il territorio di produzione è articolato in diverse sottozone geografiche, precisamente quelle conosciute con il nome di Colli Fiorentini, Rufina, Montalbano, Colli Aretini, Montespertoli, Colline Senesi e Colli Pisane.

Viene prodotto utilizzando uve del vitigno Sangiovese per almeno il 75% del totale, seguite dal Canaiolo nero (fino ad un massimo del 10%) e da altri vitigni (in purezza o combinati) come il Trebbiano toscano e la Malvasia del Chianti (anche qui per un massimo del 10%). Infine, possono concorrere alla produzione del Chianti tutte quelle uve raccomandate e/o autorizzati nella zona di produzione, fino ad un 15% per il Chianti tout court, e fino ad un massimo del 20% per il Chianti che, in etichetta, ha un preciso riferimento alle sottozone geografiche di produzione (per esempio “Colli Aretini”, “Colli Senesi”, “Colline Pisane”).

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